“E’ tempo di crederci”, il documento programmatico di Gianni Cuperlo

MARTEDÌ, 27 AGOSTO 2013

Da questa mattina è online il nuovo sito di Gianni Cuperlo, il parlamentare candidato alla segreteria del Partito Democratico. Cliccando su questo link è possibile leggere l’intero documento programmatico di Cuperlo, “E’ tempo di crederci”, scaricabile dal suo sito. Il testo è suddiviso in otto tesi, pubblichiamo sul sito l’introduzione e la prima tesi  ”Bisogna crederci”.

Introduzione

La sinistra sa vincere. È accaduto ancora pochi mesi fa, a Roma come in altri luoghi. Non è un caso, perché poi, se uno va  a vedere, il PD oggi è alla guida di un bel numero di regioni e amministra quasi tutte le principali  città, da Torino a Catania partendo da Milano.
Detto ciò, la delusione di febbraio e gli errori di tanti sulla presidenza della Repubblica hanno  prodotto una sconfitta. Ne è uscito un governo di emergenza presieduto da Enrico Letta.  Lo sosteniamo con lealtà e autonomia, ma col dovere di costruire quell’alternanza che dovrà  riportare un centrosinistra aperto e rinnovato alla guida del Paese. Al netto della cronaca resta  che milioni di donne e uomini quando sono chiamati a scegliere decidono di stare da questa parte.  Il che, a volte, è la conferma che i nostri elettori sono più generosi di chi dovrebbe dirigerli. Se accade  è anche perché, nonostante tutto, in tanti reagiscono e provano a ripartire. Noi abbiamo un senso  se stiamo con loro. Questo vuol dire cambiare quel che va cambiato, ed è molto, mentre sarebbe  un torto rovesciare le colpe sulle spalle di uno.  Per parte mia continuo a pensare che abbiamo le risorse per superare il passaggio più difficile  e tornare a vincere. In questa cornice, nei mesi passati mi è stato chiesto di dare una mano accettando di fare una cosa tra le più impegnative che possano venire in mente: discutere le ragioni del nostro partito e candidarsi a guidarlo per una fase. Ho ascoltato la richiesta. Ma soprattutto ho un rispetto profondo per le intelligenze e i sentimenti che vivono tra la nostra gente. E allora, per coltivare quella proposta e avviarne il cammino, ho provato a raccontare con questi appunti alcune idee sul PD e sull’Italia dei prossimi anni. L’ho fatto senza presunzione, provando innanzitutto ad ascoltare. Non sono ancora una piattaforma che presenteremo quando ci saranno date certe e che vivrà di contributi,  proposte e di una partecipazione più larga.  Sono note che avevo iniziato a scrivere per me e che l’ascolto ha già arricchito. In queste settimane  ne ho parlato in luoghi e momenti diversi, spesso in quelle feste sparse ovunque, che continuano  a riunire la nostra gente, magari delusa e arrabbiata ma che viene lì con la solita passione e ti chiede  di rispondere alla domanda su dove si va adesso. Per loro e per tanti il congresso non sono le regole e se gli parli solo di statuti strabuzzano gli occhi e si domandano da dove arrivi. Per loro il congresso è l’occasione per riprendere la buona strada. Poi quando il dibattito finisce, se solo ti fermi a parlarci, ad ascoltarli, capisci perché quella strada la possiamo trovare. Non uno da solo – e te lo spiegano bene – ma una comunità assieme. Che poi è quel che ha dato alla sinistra, nei fiumi della sua storia, la forza di pensare sempre il dopo anche quando il presente sembrava più cupo. E più cupo di adesso in passato lo è stato di certo mentre oggi al fondo, la crisi è terribile ma ci restituisce un mondo che sta mutando volto. Viverlo questo cambiamento, osare nuove vie, potrebbe spingere le ultime generazioni a pensare che la storia, almeno quella con la minuscola, per una parte dipende anche da loro. Il nostro congresso deve offrire a tutto questo risposte limpide che investano principi, programmi e, insieme, il nostro modo di essere. Per riuscirci servirà la presenza più ampia di iscritti, militanti, elettori, chiamati non solo a un gazebo, ma a dire cosa sperano per il loro avvenire. Tutto qui, ma non è poco.

1.BISOGNA CREDERCI

Credo in un Partito Democratico per il nuovo tempo. E ci credo perché nonostante errori e limiti rimane una speranza dell’Italia.

Adesso è il momento di capire dove si va. La via è un congresso costituente per dire al Paese che un’alternativa è possibile, per uscire dalla crisi, per scuotere energie che ci sono e ritrovare il prestigio del centrosinistra.

Non sarà la storia di prima a dettare le ricette e chi pensa di avanzare indossando i panni di ieri non ha capito che il mondo è cambiato e cambierà nei prossimi anni più di quanto avremmo immaginato. Non siamo soli ad affrontare la prova perché questa rivoluzione interroga la sinistra e i democratici ovunque. Insomma se solo alziamo lo sguardo vediamo un mondo che si muove, scosso dalla crisi e dove si rafforza la spinta alla libertà di milioni di giovani e donne. Tutto ciò richiede di immaginare la politica con l’ambizione di un pensiero radicale che non abbia paura delle parole e riscopra la passione per la vita delle persone.

Dobbiamo ripartire da qui.

All’Italia non basta qualche riforma. Siamo davanti a scelte che decideranno il destino di figli e nipoti. Era accaduto dopo il fascismo e la Liberazione. Lì c’erano solo macerie e la risposta fu un miracolo economico e civile. Cambiarono la costituzione formale e materiale, le leggi, le forze vitali di politica e società. Il Paese si rialzò meravigliando il mondo. Oggi non abbiamo alle spalle guerre o dittature, ma un ventennio che ha alternato progresso e reazione, democrazia e assalto alle regole. Abbiamo conquistato l’Euro, sanato un paio di volte i conti, ma non abbiamo rifondato lo Stato né rinnovato il patto di fiducia tra cittadini, politica e istituzioni.

Ci siamo portati appresso le nostre fragilità a cominciare dalla più cronica, il dualismo tra Nord e Sud, e le abbiamo mescolate coi frutti avvelenati di grandi riforme mancate, dall’istruzione al lavoro al welfare. Tra le ricadute una spicca e dovrebbe scatenare scandalo: indossiamo la maglia nera in Europa per il tasso più alto di povertà minorile; miseria materiale e culturale in una Nazione dove il famoso ascensore sociale si è guastato da tempo. L’ultima crisi – la più grave di tutte – ha agito come un detonatore saldando disperazione e una perdita di legittimità della rappresentanza.

Le ferite al principio di legalità hanno confermato a tanti che la via delle riforme si è fatta più stretta. Ma è l’insieme di tutto questo a risultare intollerabile. D’altra parte la democrazia rappresentativa è sotto attacco da prima della crisi, col tentativo di riscrivere le regole del gioco in un riflesso dei rapporti economici che un liberismo senza freni e frontiere ha mescolato a una spinta plebiscitaria.

La prova per noi è dire su cosa fondare un’altra idea del nostro futuro in Europa e dell’Europa nel mondo. Su quali principi incardinare una stagione che abbia al centro il valore della persona, la sua autonomia e responsabilità, una nuova condizione umana che interroga scienza, economia, civiltà.

La sfida è declinare un’altra vocazione produttiva, un patto per lo sviluppo che muova dal valore sociale del lavoro e dell’impresa, dal rovesciamento

della classifica, innalzando al vertice la sicurezza di comunità, luoghi, culture, i beni sociali indisponibili, primo tra tutti l’ambiente dove viviamo. Solo la mobilitazione senza eguali di risorse oggi dissipate può accompagnare un disegno tanto ambizioso a una democrazia rigenerata anch’essa, nelle procedure e nei soggetti.

Dalle grandi crisi non si esce mai come si era entrati. Vale per le persone e le nazioni. Per i partiti e le classi dirigenti. Si può uscire arretrando. Noi preferiamo avanzare. Rompere dei tabù anche dentro il nostro campo e ripartire dagli interessi profondi

di un Paese che deve ribellarsi alla dissoluzione di sé e del suo sistema democratico. Lo deve fare – lo dobbiamo fare – perché le energie che vivono sono enormi: un patrimonio di passioni, creatività, che è la risorsa formidabile per condizionare il futuro. Questo lato luminoso va colto, assieme alla domanda di civismo che in questi anni ha fatto barriera al declino.

L’Italia può rinascere se al centro della scena torneranno donne e uomini con le loro biografie. Se la politica cambierà il potere per distribuirlo a chi oggi non sa neppure cos’è.

Se centrosinistra e sinistra ripartiranno dalle loro convinzioni senza inseguire le mode o usando le parole degli altri. Se la democrazia sarà quel che ha promesso di essere: il governo dei cittadini per mezzo della loro volontà e della loro opinione. Eguaglianza di potere politico e di opportunità di influenza politica: questa promessa è oggi largamente disattesa. Ma deve tornare a essere la promessa per noi.

Riempiamo i circoli di questa discussione. Poi, quando verrà il giorno monteremo i gazebo e faremo le primarie. Non per scegliere solamente un nome, ma per decidere assieme chi vogliamo essere e dare un senso alla politica.

La nostra.

—————>  SCARICA IL DOCUMENTO

http://www.gadlerner.it/2013/08/27/e-tempo-di-crederci-il-documento-programmatico-di-gianni-cuperlo-2

http://www.giannicuperlo.com/

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