Puppato: «Non mi candido alla segreteria, lavoro per un Pd diverso… ho sentito Renzi, Civati e Barca. Dentro Sc persone di valore”

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di Andrea De Angelis.

Laura Puppato fa gli auguri a Civati, dichiarando di aver già parlato con tutti i candidati, ufficiali e non, alla segreteria, e loda le primarie. Ritiene impossibile una sua candidatura, ed auspica che il Pd sia compatto per riuscire finalmente ad interpretare la società. Per la prima volta si pronuncia sulla Santanchè. “Quando abbiamo creato questo esecutivo di larghe intese, sapevamo che i volti noti del Pdl sarebbero entrati nei cosiddetti posti di sottogoverno”, spiega, e porta l’esempio di Nitto Palma alla Commissione Giustizia. “Non è un problema la Santanchè Vicepresidente della Camera, sono battaglie sciocche, pensiamo a quelle serie”, aggiunge, e parla di cuneo fiscale, riforma costituzionale e tagli ai costi della politica.

Ieri si è tenuta la prima riunione della Commissione Congressuale del Pd, Epifani si è mostrato ottimista ed è probabile la convocazione del Congresso entro l’anno. Cosa ci dice sulla distinzione tra candidato Premier e Segretario?

«Credo che la questione trovi una concreta risposta nelle Primarie dello scorso anno, visto e considerato che tutti riteniamo perfetto questo strumento per la tutela e la garanzia democratica del nostro elettorato. Una norma generale nello statuto che non preveda alcun automatismo tra la figura del Segretario e quella del candidato Premier, mi sembra la soluzione più logica».

La presenza di due figure separate, con relativa suddivisione dei compiti, è dunque necessaria, o si può immaginare un’unica persona che guidi Partito e Paese?

«Escludo, laddove ci fosse l’investimento di una carica pubblica di questo livello, che si possa contestualmente guidare un partito. C’è proprio una contraddizione, nel senso che in quel caso il secondo dopo in cui l’eventuale Segretario sia eletto a ruolo di Presidente del Consiglio, a me pare indiscutibile che debba dimettersi. Non si può essere insieme rappresentante di una parte e dell’intero Paese. Nel contempo è sbagliato inserire automatismi, come accaduto nel 2007, all’interno dello Statuto. Le due figure possono coincidere ad urne aperte, ma un secondo dopo aver vinto le elezioni si deve lasciare assolutamente la guida del Partito».

Pochi giorni fa la candidatura di Civati, Renzi intende aspettare per ufficializzare la sua, sembra da escludere un Epifani bis, ma dove sono le donne? Potrebbe essere lei, Puppato, a rappresentare il genere femminile come accaduto lo scorso autunno?

«Come Segretario credo di non avere proprio quelle catatteristiche necessarie, specie per quanto riguarda le mediazioni interne. Escludo dunque una mia candidatura, ma posso dirle una cosa: mi piacerebbe, nomi a parte, individuare una parte predominante del partito, e non solo della società, che indichi una strada ben definita, in grado di interpretare davvero la società, che ne ha un bisogno drammatico ».

Avremo dunque solo candidati uomini alla Segreteria del Pd?

«Come noto io vado ribadendo che sarebbe auspicabile una figura femminile, perchè vedo che non ci siamo per la rappresentanza ai massimi vertici, il che non depone a favore del nostro Paese e del Pd. Speriamo però che nasca, perchè le qualità ci sono».

Lei ha di recente presentato il sito “tuparlamento.it”, progettato insieme ad altri parlamentari di Scelta Civica e Sel. A queste due forze politiche volge e volgerà lo sguardo il Pd?

«Io credo che esistano persone all’interno probabilmente di una larga parte dei gruppi parlamentari che possano trovare uniformità di progetti per la società italiana. Sicuramente molte figure di Scelta Civica hanno dimostrato e stanno dimostrando di dare un grande valore all’ascolto.  Penso anche a numerose figure che io vedo muoversi ancora con difficoltà all’interno del Movimento 5 Stelle, dotate di una spiccata analisi critica e di una buona capacità propositiva. L’importante è ricordare tutti che essere partito vuol dire lavorare per dare concrete risposte alle richieste di cambiamento».

L’invito di Bersani della scorsa settimana a parlare meno di candidati ed a lavorare per il partito come lo interpreta? La pensa allo stesso modo?

«Io ho quasi difficoltà a comprendere le sue dichiarazioni, forse perchè le leggo avulse dal contesto in cui le fa. Mi chiedo piuttosto se in questi mesi abbia potuto comprendere quali sono stati gli errori che hanno portato ad una forte crisi all’interno del partito, in particolare dopo le elezioni. Quindi preferisco non commentare, secondo me il punto centrale non è il totonomi, ma capire che il Pd deve differenziarsi da Pdl e Lega».

Quindi il totonomi, se un partito ha le spalle larghe, non è un problema.

«Occorre giungere ad una sintesi finale in cui ciascun nome non sia la rappresentazione di una differente idea politica, ma diventi la possibilità di giungere ad una sintesi che riconduca alla genesi del partito stesso».

Immagino dunque che lei abbia già parlato con Civati e con Renzi dando loro tali suggerimenti.

«Ci siamo parlati e ci stiamo parlando. Ho parlato con Civati, con Barca, con Renzi, comincio a vedere quella volontà di agire per davvero affinchè si possa incanalare la voglia di cambiamento in una compattezza necessaria per il nostro elettorato. Dobbiamo mostrarci diversi, far capire che siamo altro e profondamente distanti dal Pdl e dalla Lega».

La scorsa settimana non si parlava d’altro, ed ora non se ne parla più: parliamo della Santanchè. Si vota, non si vota, quando, ci sono altri nomi, qual è il suo pensiero?

«Non è un caso che non mi sia assolutamente espressa fino ad oggi sulla questione Santanchè. La trovo tardiva ed inopportuna, e mi sembra molto strano che qualcuno si stupisca di questa candidatura. Diciamoci la verità: grazie alle prese di posizione fortissime arrivate dal Pd e da Napolitano, il quale ha chiesto giustamente che quantomeno non ci venisse inferta la ferita di avere nuovamente le stesse prime file al governo, non abbiamo oggi volti noti quali Brunetta o Gelmini».

Dunque la candidatura della Santanchè era prevedibile?

«Sapevamo però che il Pdl avrebbe ripresentato quei nomi nei posti cosiddetti di sottogoverno, ovvero commissioni, vicepresidenze e quant’altro. Stupirsi oggi della Santanchè alla vicepresidenza della Camera o di un Nitto Palma alla Commissione Giustizia è quantomeno tardivo».

Quindi secondo lei si arriverà a questa nomina?

«Vinta la battaglia di tenere fuori i vecchi volti dal Governo, adesso le altre battaglie sono sterili. La Santanchè non è un problema serio, si tratta di una sciocchezza e, ripeto, non comprendo chi si stupisce di questa proposta ampiamente prevedibile. La trovo una battaglia di retrovia, preferisco pensare a cose più serie».

Una battaglia di retrovia che dunque si può anche perdere.

«Semplicemente non ha senso. Punto. Stiamo parlando del nulla. Confrontiamoci piuttosto, anche in maniera aspra all’interno dei gruppi parlamentari, sui problemi seri: penso alla riduzione del cuneo fiscale,  alle riforme costituzionali, ai tagli ai costi della politica. Non è un problema se la Santanchè è vicepresidente della Camera, davvero. Non lo vedo come un problema. Trovo sciocca questa diatriba, come quella tra falchi e colombe, è stupida se rapportata a quello che abbiamo vissuto ed a quello che abbiamo scelto».

intelligonews.it

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