“Il duello di Orlando” – intervista su LEFT

 

Pubblicato il 13 luglio 2013 in Rassegna stampa | 

“Il duello di Orlando” – Intervista su “Left”
 
 
 

Intervista a Andrea OrlandoLeft, 13 luglio 2013

Il suo è un ministero delicato. Negli ultimi anni è stato al centro di questioni enormi e ha assunto un ruolo tutt’altro che secondario per il Paese. Alla successione del “tecnico” Corrado Clini, il ministro dell’Ambiente Andrea Orlando, “giovane turco” del Pd, ha trovato un tavolo pieno di dossier scottanti. Da risolvere in fretta. In quale maniera, lo spiega in questa intervista a Left. Capitali privati per bonificare il territorio; il no alla costruzione di nuovi inceneritori in Campania; i rifiuti del Lazio da portare fuori regione. E ancora il caso Ilva, la lotta alle ecomafie. Il ministro traccia le priorità del dicastero. 

Il rapporto Ecomafie 2013 per l’ennesima volta ci ha raccontato il dilagare dei reati ambientali. Ma tutti i processi vanno in prescrizione. Come pensate di agire su questo?

“Sicuramente c’è l’urgenza di semplificare le fattispecie di reato introducendo il delitto ambientale, visto che ora abbiamo principalmente reati che vengono sanzionati con semplici reati contravvenzionali. Ho chiesto una delega al Parlamento per rivedere il sistema di sanzione e per introdurre alcuni delitti ambientali. Per i fatti più gravi dobbiamo poter utilizzare forme di investigazione incisive che allunghino i tempi di prescrizione, in modo da celebrare i processi. E poi dobbiamo seguire l’evoluzione delle attività legate alle ecomafie. Non c’è più solo l’interramento o la combustione di rifiuti, oggi siamo davanti a una gamma molto più ampia di potenziali frodi dolose in questo campo: dalla capacità di falsificare i dati della differenziata a quella di mescolare terreno contaminato con terreno vegetale. C’è un salto di qualità nei reati, che va contrastato con strumenti adeguati. Grande attenzione va destinata anche alle interdizioni: a chi per esempio imbroglia sul trasporto dei rifiuti va impedito di poter esercitare questa attività per un congruo periodo di tempo. Ho messo in piedi un gruppo di lavoro che già da settembre dovrebbe darci una prima bozza di documento tecnico su cui cominciare a ragionare per elaborare una serie di proposte specifiche”.

Altro tema importante per il suo ministero sono le bonifiche. Negli ultimi anni alcuni dirigenti del ministero sono finiti al centro di inchieste della magistratura: inefficienze, corruzione. Come pensate di recuperare?

“Sto costituendo una task force sulle bonifiche, perché credo che sia un tema cruciale, al di là degli elementi di illegalità che saranno valutati dai tribunali. Sbloccare i fondi per le bonifiche non serve solo a chiudere una stagione complicata per l’amministrazione, ma è l’occasione per un grande piano d’investimenti. Si tratta principalmente di risorse private che non sono soggette al piano di stabilità. Stiamo parlando di una mezza finanziaria, per capirci”.

Crede, cioè, che bisognerà affidarsi ai privati per le bonifiche?

“La regia pubblica deve rimanere, ma non necessariamente deve essere il pubblico a fare le bonifiche. Se si fa rispettare il principio del “chi inquina paga”, ciò non significa che necessariamente chi inquina deve dare i soldi. In caso di soggetti strutturati, può anche realizzare la bonifica. E’ un modo di avere la bonifica in tempi rapidi, sempre sotto controllo pubblico”.

In molti territori a inquinare sono le organizzazioni criminali. Difficile affidare loro le bonifiche…

“Far rispettare il “chi inquina paga” alla camorra è surreale, certo. Ma lo Stato non avrà mai le risorse necessarie per bonificare tutto il territorio. Io ho lanciato una proposta: utilizzare i ricavi della vendita dei beni confiscati alle mafie per destinarli alle bonifiche proprio su quei territori. Sarebbe una giusta e sacrosanta forma di risarcimento”.

Poche settimane fa è stato in Campania, ma la sua visita è stata contornata da polemiche e contestazioni, in merito alla sua posizione sull’inceneritore di Napoli. Vuole chiarire?

“In Europa ci chiedono di realizzare il piano pr la chiusura del ciclo dei rifiuti che, come è noto, è di competenza regionale. Io non ho nessuna simpatia per gli inceneritori anzi a fronte di un aumento della raccolta differenziata il piano della Regione può essere anche modificato. Io ritengo che ci sia da accelerare l’attuazione del Piano regionale dei rifiuti nelle parti non controverse: compostaggio e differenziata, che non trovano ostacoli né nei comitati e né negli enti locali. Il ciclo va chiuso secondo secondo un semplice principio: o diminuendo la produzione dei rifiuti o aumentando la capacità di smaltimento. Io credo che vadano fatte entrambe. Aumentando la differenziata si potrebbe rendere superfluo il piano regionale. Personalmente non brandisco la bandiera degli inceneritori. Ciò che è stato scritto nel Piano regionale trovi corrispondenza in ciò che si fa. Delle due l’una: o si realizza il piano o si rivede. Io preferisco rivederlo”.

In Campania già c’è l’inceneritore di Acerra. E’ sufficiente?

“Non faccio previsioni. In passato sono stati annunciati obiettivi di differenziata e compostaggio che non si sono realizzati. Ripeto: se si lavora pancia a terra su questo fronte il piano dei rifiuti campano sugli inceneritori può essere rivisto”.

Il Comune di Napoli vuole costruire un sito di compostaggio a Scampia. Si sta pensando alla nomina di un commissario per quell’impianto?

“Andremo al tavolo con gli enti locali e vedremo”.

 

Veniamo a Roma, e alla discarica di Malagrotta. La chiusura dell’invaso viene rimandata da anni. Dobbiamo aspettarci una nuova proroga? Come uscire dall’emergenza rifiuti della Capitale?

“Abbiamo prorogato fino a settembre, entro luglio il tavolo tecnico tra Comune e Regione individuerà un nuovo sito. A fine settembre Malagrotta sarà chiusa per sempre. Se come probabile il nuovo sito non sarà ancora pronto per un periodo transitorio bisognerà conferire i rifiuti fuori regione. Nel Lazio gli impianti ci sono, vanno fatti funzionare al massimo della loro potenzialità per chiudere il ciclo”.

Chiudiamo con la questione Ilva: il territorio reclama bonifiche e lavoro, senza ricatti. Come pensa di agire?

“Sta tutto nel decreto che abbiamo approvato: utilizzare la ricchezza prodotta dall’impianto per realizzare qualità ambientale e condizioni di lavoro accettabili. Per questo vogliamo intervenire sulle modalità di gestione dell’impianto e sulla condizione della società nel suo insieme. Vogliamo che Riva “paghi” l’inquinamento. Il decreto del governo attua proprio il principio “chi inquina paga”. Noi prenderemo una parte delle risorse sequestrate e immediatamente procederemo all’attuazione del piano ambientale, che è il fine ultimo della legge”.

 

tratto da  http://www.rifarelitalia.it/

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