PREVEDERE E PREVENIRE, ALTRIMENTI NON LAMENTIAMOCI

 

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Prevedere e prevenire, altrimenti non lamentiamoci

di GIORGIO NEBBIA   
 
 
Le numerose e continue crisi ambientali ed economiche non sono colpa di una divinità ostile

Le numerose e continue crisi ambientali ed economiche non sono colpa di una divinità ostile, ma dell’imprevidenza di chi prende le decisioni di fare o non fare una certa opera o una certa scelta produttiva senza tenere conto delle possibili conseguenze. Gli esempi potrebbero riempire interi volumi e qualche opera è stata anche scritta su questo argomento: Nel 1971 il libro “La tecnologia imprevidente” (“The careless technology”, di T. Farvar e John Milton) conteneva una lunga serie di esempi di interventi sbagliati, come la diga di Assuan che ha provocato l’arretramento della costa nel delta del Nilo; alcuni anni dopo, nel 1997, un libro dell’americano Edward Tenner spiega “Perché le cose ci ricadono addosso” (“Why things bite back”), con un elenco di casi in cui le scelte economiche si sono rivelate sbagliate.
Nel caso dell’Italia si possono ricordare le scelte edilizie che hanno alterato la stabilità dei versanti, provocando frane, o provocato l’erosione delle spiagge. Per anni è stato prodotto e usato il piombo tetraetile come additivo della benzina, senza tenere conto (e lo si sapeva da tempo) che avrebbe immesso nell’atmosfera fumi contenenti il velenoso piombo, dannoso a chi lo respirava camminando nelle strade piene di traffico; la produzione di detersivi non biodegradabili ha provocato la comparsa di stabili schiume nei fiumi e di mucillaggini nel mare. In tutti i casi sono stati spesi soldi, sono state create aspettative di lavoro e di guadagno, poi deluse con la chiusura di fabbriche, disoccupazione e danni alla salute e all’ambiente. 

Spesso una scelta non adeguatamente valutata provoca conflitti: ad esempio se un comune vuole smaltire i suoi rifiuti urbani (cosa che deve fare per legge) seppellendoli in una discarica, gli abitanti e gli agricoltori vicini possono opporsi perché prevedono che la discarica generi cattivi odori o danneggi i raccolti. Gli scienziati dalla parte del comune dichiarano che non c’è nessun danno; gli scienziati dalla parte dei contestatori assicurano che i danni ci saranno. Chi ha ragione ? Occorrerebbero degli scienziati “neutrali” (per quanto neutrali possano essere gli scienziati) in grado di informare le amministrazioni locali, ma ancora di più i parlamenti, sui prevedibili aspetti positivi e negativi delle decisioni che si propongono di prendere.

Il più noto esempio di un ufficio di previsioni tecnologiche è stato l’Office of Technology Assessment (OTA) che fu creato presso il Congresso (Camera dei rappresentanti e Senato) degli Stati Uniti nel 1974. I progetti di legge venivano inviati all’OTA che conduceva degli studi di scrutinio (“assessment”, appunto) delle possibili conseguenze. L’OTA funzionò fino al 1995 producendo centinaia di rapporti (fortunatamente ancora disponibili in Internet) su tutti i principali problemi tecnico-scientifici di interesse non solo americano, ma mondiale, nel campo delle scelte industriali, dei minerali, delle fonti di energia, dei prodotti agricoli e commerciali, eccetera.

Per avere una struttura capace di prevedere gli effetti delle scelte tecnico-scientifiche in Europa sarebbe stato necessario aspettare fino al 1998 quando il Parlamento Europeo creò un servizio denominato Science and Technology Options Assessment (STOA). In Internet. nel sito www.europarl.europa.eu/stoa, si trovano tutte le pubblicazioni relative ai vari argomenti che sono stati sottoposti ad uno scrutinio tecnico-scientifico. Mi chiedo quanti parlamentari italiani e membri italiani del Parlamento europeo utilizzino questa preziosa fonte di informazioni quando prendono decisioni sulla cosiddetta “economia verde”, sulle caratteristiche dei prodotti alimentari, sugli organismi geneticamente modificati, sulla prevenzione dei mutamenti climatici, sullo smaltimento dei rifiuti, eccetera.

Eppure su questi problemi e su molti altri di interesse economico e industriale, il servizio STOA conduce indagini dirette a prevedere e prevenire possibili effetti secondari negativi. Faccio pochi esempi: lo studio STOA n. 01-2012 esamina i diversi aspetti del dibattito sui finanziamenti pubblici agli impianti che utilizzano le biomasse (prodotti, scarti o residui agricoli e forestali) come fonti di energia rinnovabili, contestati come possibili cause di inquinamento. Per produrre energia rinnovabile dal Sole o dal vento si parla tanto dello sviluppo di una industria capace di produrre centrali fotovoltaiche o pale eoliche, oggi quasi monopolio cinesi.

Ma quali e quanti metalli speciali (le terre rare) occorrono per costruire tali apparecchiature e dove prenderli e quanto costano è il tema esaminato nel rapporto STOA n. 12-2011. I sindaci che pensano al futuro del traffico nelle loro città trarranno utili informazioni dal rapporto STOA 12-2012 che esamina le possibili evoluzioni dei trasporti urbani. Gli studi dello STOA forniscono indicazioni utili anche per scelte produttive indicando quali settori hanno reali prospettive di successo commerciale, capaci di aumentare una stabile occupazione industriale. Per inciso la lettura di questi documenti, realizzati con i nostri soldi e per questo pubblici, offrirebbe molti temi per delle belle tesi di laurea.

 
Articolo spedito contemporaneamente a La Gazzetta del Mezzogiorno
 
“tratto dal sito Web eddyburg.it”


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