Epifani: “Squadra e programma, a settembre serve il tagliando”

RASSEGNA STAMPA

Epifani: “Squadra e programma, a settembre serve il tagliando”

Intervista a Guglielmo Epifani di Pietro Perone – Il Mattino

di Guglielmo Epifani,  pubblicato il 20 luglio 2013 ,
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Non è tenero Guglielmo Epifani con quanto avvenuto sul caso kazako nonostante il pericolo scampato e la prova di forza della maggioranza in Senato: «Il governo può continuare il proprio lavoro ma è chiaro che la vicenda ha indebolito la sua immagine perché si è trattato di un fatto molto grave che investe la stessa immagine del Paese all`estero e la salvaguardia dei diritti umani». Il segretario del Pd non nomina la parola rimpasto ma avverte: «Il problema non va posto in questo momento, ma se il governo supera il nodo cruciale di fine luglio a settembre bisognerà ricalibrare il programma e la forza dell`esecutivo, oltre alla necessità che tutti i ministri, compreso quello dell`Interno, abbiano la massima autorevolezza»,

Sulla mozione di sfiducia pericolo scampato ma per il Pd il prezzo è stato alto.

«Era giusto decidere di non fare mancare la fiducia perché una crisi di governo, in una fase così difficile per l`Italia a causa della crisi economica, sarebbe stata micidiale. Ci aspetta un autunno molto delicato sul fronte della ripresa e della lotta alla disoccupazione. Si è trattato dunque di un atto di responsabilità da parte del Pd nei confronti del Paese».

Chi nel suo partito chiedeva la sfiducia ha sottovalutato la gavità della situazione?

«Ribadisco che lo stop sarebbe stato un errore anche perché mancano due settimane alla sentenza della Cassazione sul caso che riguarda Berlusconi e siamo in un periodo dell`anno in cui sui mercati finanziari si scatenano speculazioni di ogni tipo. Era difficile sfiduciare Angelino Alfano, il quale oltre a essere vice premier e ministro dell`Interno è anche il segretario del partito che con noi dà vita alle larghe intese».

Alfano intanto dovrebbe lasciare qualche incarico visto che fa tre lavori?

«Il problema non va posto in questo modo. Piuttosto superato l`appuntamento cruciale di fine luglio, a settembre il governo dovrà ricalibrare il programma e la propria forza con l`obiettivo di ottenere una maggiore solidità».

Un rimpasto?«

Non dico questo anche perché ora pende la spada di Damocle dalla Cassazione, ma saputo come va a finire, a settembre il governo deve partire con una rinnovata forza così come le sfide che ha davanti richiedono».

Dopo la fiducia si sente più forte?

«La discussione nel partito è stata intensa e sono state prese ín considerazioni varie ipotesi, compresa quella che Alfano compisse un passo indietro. Il rimpatrio di Alma Shalabayeva e della figlia resta un fatto grave, basta vedere come è stato trattato dalla stampa internazionale. Alla fine, però, nel Pd è prevalsa l`esigenza di garantire continuità al governo. Al di là dei distinguo, il consenso su questa scelta è stato enorme e il discorso di alto profilo tenuto da Enrico Letta ha contribuito a raggiungere un tale risultato. Che poi solo tre senatori abbiano deciso di votare in difformità dagli altri, non è certo uno scandalo in un grande partito come il nostro».

Ma i dissidenti vanno cacciati dal gruppo come chiedono alcuni?

«Le espulsioni non mi piacciono, deciderà Zanda cosa fare. Un parlamentare può anche assumere una posizione diversa, pronunciare un intervento in dissenso, è antipatico però che non avverta almeno il suo capogruppo. C`è stata una scorrettezza nella forma e nella sostanza. Ognuno è libero di esprimere le proprie opinioni ma ha il dovere almeno informare gli altri perché in caso contrario saltano le regole dello stare insieme».

Renzi annuncia un periodo di silenzio: la cosa la rincuora alla luce delle ultime bordate inviate alla
volta di Palazzo Chlgi?

«Non siamo un partito personale ed è un bene che vi sia una discussione purché la polemica sia aperta e trasparente. Ritengo un segno di vitalità il dibattito del Pd sempre che serva ad andare oltre. Il problema non è dunque il confronto ma le regole che lo regolano: quando poi una decisione viene assunta, le diverse componenti del partito hanno il dovere di assumere comportamenti coerenti. C`è bisogno di una responsabilità solidale e al congresso bisognerà discutere anche di questo».

Non le sono piaciute le critiche a Letta.

«Non mi è piaciuta la personalizzazione della critica. Ben vengano le sollecitazioni ma devono essere nel merito. Dico questo in generale per il bene del Pd, un partito che serve al Paese.

Conferma che non prenderà parte alla corsa di segretario o potrebbe ripensarci visto che molti cominciano a invocare un suo ulteriore contributo?

«Il mio è un compito delicato e sfido chiunque a trovare un periodo così complesso come quello che stiamo vivendo. Siamo in presenza di una crisi economica profonda e lunghissima, non abbiamo vinto le elezioni come avevamo immaginato e ora governiamo insieme con quelli che erano e resteranno i nostri avversari. Al congresso bisognerà discutere di tutto ciò e fa bene anche a me pensare che il mio mandato non è ripetibile».

Ricordava le elezioni e ogni tanto si torna a parlare di riprovarci con i grani per dare vita a una maggioranza senza il Pdl: scenario possibile?

«La vedo difficile perché abborracciare maggioranze non porta a governi solidi e la condizione economica del Paese impone stabilità. Un diverso quadro politico potrebbe nascere come extrema ratio ma solo per cambiare il Porcellum e tornare al voto».

Allora, il congresso quando si svolgerà?

«Entro l`anno, ma il problema politico non è questo ma rispondere a due domande: un congresso su cosa e per fare cosa? Se non si risponde al primo quesito non c`è neanche la seconda soluzione.

Le sue risposte quali sono?

«Il congresso dovrà elaborare un progetto di rinnovamento del partito e avanzare una proposta al Paese di sostegno a questo governo. Questa è la mia opinione ma deciderà la direzione del partito».

Al Sud la crisi economica avanza implacabile e miete sempre più “vittime”: Letta cosa deve fare nell`immediato?

«Diciamo piuttosto cosa bisogna assolutamente evitare: sicuramente l`aumento dell`Iva che peserebbe più nel Mezzogiorno che altrove perché in questa parte del Paese sí consuma più quanto si produce. Non c`è dubbio che vanno anche utilizzati tutti gli spazi per fare ripartire gli investimenti, ma ritengo indispensabile anche recuperare più risorse per la scuola. Si parla tanto di Iva e Imu, ma investire nell`istruzione resta per me una priorità».

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