«Niente ricatti e sconti sul Cav» Il Pd risponde compatto

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L’ UNITA’ – 22 agosto 2013
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Niente sconti, niente ricatti, niente baratti. Il Pd si esprime per ora con una sola voce davanti alle pressioni del Pdl che chiede di votare no alla decadenza di Silvio Berlusconi da sentore dopo la condanna nel processo Mediaset. «Nessuno ci tiri per la giacchetta, la nostra bussola è l’interesse del Paese, non quelli di una sola persona», ha detto ieri il segretario Guglielmo Epifani a Siena.

Oggi, di fronte all’esplicitazione delle richieste del Pdl, affidata ad Angelino Alfano, la reazione dei democratici è ferma. «Alle minacce e agli ultimatum rispondiamo con un principio molto semplice: non si barattano legalità e rispetto delle regole con la durata di un governo. Mai», dichiara il ministro per i Rapporti con il Parlamento Dario Franceschini. «La legge è uguale per tutti – gli fa eco il collega di governo Stefano Fassina, sottosegretario all’Economia – se viene meno questo principio è l’Italia che ci rimette».

Secondo il responsabile Organizzazione del Pd Davide Zoggia, «bisogna rimettere la realtà con i piedi per terra. Il problema di Berlusconi riguarda il Pdl. È lui che è stato condannato con sentenza definitiva e per un fatto grave».

Ancora più duro Matteo Orfini, area sinistra Pd: «Per noi è irricevibile qualsiasi atto che metta in discussione il fatto che Berlusconi debba pagare il suo debito con la giustizia. Stavolta non ci saranno franchi tiratori».

Alle parole di Alfano, che chiede al Pd una riflessione attenta prima di votare sì alla decadenza di Berlusconi, Giuseppe Fioroni risponde: «Non vanno dati alibi a chi dimostra assenza di responsabilità e confonde il bene comune con quello particolare. La nostra certezza sul rispetto della legge per la decadenza di Berlusconi non deve avere timori né di approfondimenti né di chiarimenti». «Non ci rifiuteremo di fare degli approfondimenti – chiarisce Rosy Bindi – ma nessuno chieda approfondimenti per perdere tempo». Sceglie la via dell’ironia Gianni Pittella, vicepresidente del Parlamento europeo e candidato alla segreteria del partito: «Di questo passo il Pdl, dietro il ricatto della crisi di governo, arriverà a chiederci di votare pure che Ruby è la nipote di Mubarak. Il Pd non venderà la propria dignità, non farà passare l’idea che la legge è uguale per tutti tranne che per una persona, immune da qualsiasi norma anche se condannato in via definitiva».

 

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