Ecco la direzione Pd, nome per nome

Ecco la direzione Pd, nome per nome

Tutti i componenti dell’organismo votato dalla assemblea del Pd a Milano

Di seguito i 20 componenti della direzione scelti dal segretario, tutti sindaci:

Pino Catizone, Stefano Scaramelli, Eugenio Comencini, Luca Pastorino, Stefano Pisani, Federico Vantini, Vladimiro Boccali, Roberto Balzani, Federico Berruti, Andrea Rossi, Romina Mura, Micaela Fanelli, Isabella De Monte, Simonetta Rubinato, Margherita Pedinelli, Stefania Bonaldi, Barbara Paron, Rita Rossa, Monica Chittò, Carla Rocca.

A questa lista si aggiungono i cosiddetti membri per funzione, che entrano in direzione: la coordinatrice delle donne, il coordinatore della commissione congresso, i presidenti di regione iscritti al Pd, i sindaci delle città metropolitane, presidenti ed ex presidenti del consiglio, ex segretari nazionali, segreteria e i candidati alle primarie 2013.

Poi ci sono i 120 che sono:

Manuela Rontini, Cristiana Alicata, Giovanna Martelli, Silvia Fregolent, Teresa Armato, Francesca Puglisi, Francesca Bonomo, Simona Bonafe, Alessia Rotta, Roberta Pinotti, Raffaella Paita, Mila Spicola, Lorenza Bonaccorsi, Estella Marino, Sabrina Capozzolo, Marina Sereni, Silvana Amati, Patrizia Prestipino, Elisa Filippi, Alexandra Coppola, Assunta Tartaglione, Giuliana Palma, Nadia Ginetti, Annapaola Concia, Maria Antezza, Laura Cantini, Teresa Piccione, Daniela Sbrollini, Claudia Mancina, Caterina Pes, Laura Venittelli, Lura Venturi, Marta Giovannini, Stefania Pezzopane, Caterina Bini, Cecile Kyenge, Lia Quartapelle, Rosa Maria Di Giorgi, Anna Ascani, Rosanna Filippin, Laura Puppato, Ilda Curti, Annapaola Cova, Marina Terragni, Elly Schlein, Beatrice Brignone, Elena Gentile, Rita Castellani, Maria Carmela Lanzetta, Graziano DelRio, Roberto Reggi, Matteo Richetti, Roberto Giachetti, Ermete Realacci, Paolo Gentiloni, Emauele Lodolini, Goffredo Bettini, Ernesto Magorno, Sandro Principe, Ettore Rosato, Antonello Giacomelli, Dario Nardella, Nicola Danti, Fabio Maccione, Lele Fiano, Gianluca Lioni, Renato Soru, Mario Morgoni, Antonio De Caro, Andrea Marcucci, Gavino Manca, Luigi Famiglietti, Fausto Recchia, Ivan Scalfarotto, Angelo Rughetti, Franco Mirabelli, Bruno Astorre, Marco Donati, Marco Guasticchi, Ciro Bonaiuto, Roger De Menech, Roberto Bizzo, Vincenzo De Luca, Salvatore Margiotta, Francesco Sanna, Francesco Boccia, Marco Minniti, Giorgio Tonini, Andrea Martella, Felice Casson, Paolo Cosseddu, Enzo Martines, Mirko Tutino, Samuele Agostini, Andrea Ranieri, Marco Sarracino, Thomas Castangia, Barbara Pollastrini, Concetta Raia, Rosa D’Amelio, Micaela Campana, Enza Bruno Bossio, Margherita Miotto, Valeria Fedeli, Anna Rossomando, Emma Petitti, Sesa Amici, Paola De Micheli, Michele Meta, Giuseppe Fioroni, Andrea Cozzolino, Roberto Gualtieri, Andrea Orlando, Matteo Orfini, Francesco Verducci, Andrea Manciulli, Stefano Fassina, Nico Stumpo, Alfredo D’Attorre, Maurizio Martina.

La commissione di garanzia è composta da Franco Marini, David Ermini, Enrico Morando, Gianni Principe, Angelo Argento, Gianclaudio Bressa, Salvatore Vassallo, Paola Bragantini, Aurelio Mancuso.

 

http://www.europaquotidiano.it/2013/12/15/ecco-la-direzione-pd-nome-per-nome/

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Renzi: La strada del cambiamento

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L’Assemblea nazionale a Milano proclama Matteo Renzi nuovo segretario del PD

Se noi siamo un partito politico è perché abbiamo a cuore l’idea di un’Italia capace di innamorarsi e di fare innamorare. Non siamo quindi semplicemente a ragionare di noi ma cosa fare perché l’Italia cambi con l’orgoglio del suo passato ma guardando verso il futuro. Noi siamo una comunità e portiamo rispetto per chi ha permesso tutto questo: mi riferisco a Veltroni che iniziato il percorso al Lingotto, a Franceschini, a Bersani e a Epifani, i segretari del PD che mi hanno preceduto. Voglio ringraziare Gianni Cuperlo e Pippo Civati che mi hanno conteso la segreteria del partito e ancora Gianni per aver accettato la presidenza del PD. Un grazie anche a Letta per il lavoro che ha svolto e sta svolgendo. Così Matteo Renzi sul palco dell’Assemblea Nazionale del PD non appena proclamato neo segretario del PD.

“Resta speciale non ti buttare via” nella canzone dei Negrita (La tua canzone) è il motto che vorrei che fosse valido per l’Italia. Oggi l’Italia corre il rischio di non essere più considerato un paese speciale perché oltre che fascisti ci sonosfascisti che puntano alla distruzione generalizzata. Al Parlamento va detto non “tutti a casa” ma tutti a lavorare, restate dentro finché non avete finito.

Il voto degli elettori delle primarie è l’ultimo appello che ci hanno dato per dire: cambia il Pd per cambiare l’Italia. Non hanno votato solo il candidato ma il Pd, visto come unico interlocutore per un cambiamento senza se e senza ma. Oggi non si tratta di fare la pacificazione fra noi e Berlusconi ma si tratta di fare la pace con gli italiani, di fare la pace fra i politici e gli italiani

La rottamazione si è imposta come il bisogno di chi crede nella politica di un netto stacco rispetto al passato. O si volta pagina o il passato è confinato in un museo. Ha senso difendere la nostra storia solo se capaci di scrivere una pagina nuova. Casa nostra è sulla frontiera non al museo delle cere.

Il nuovo gruppo dirigente del Pd deve imporre una nuova visione al Paese per i prossimi 15 anni e una agenda al governo per il prossimo anno. Dobbiamo avere la consapevolezza che il Pd è parte integrante di questo governo e contemporaneamente è il perno fondamentale su cui si regge. Questo si somma al bisogno di rispondere alla domanda: che Paese vogliamo per i nostri figli? L’Europa non è il nostro salvatore ma è l’unica occasione per tornare a crescere. Ma l’Europa senza di noi non va da nessuna parte e in questo tutti noi dobbiamo aiutare Enrico Letta nel semestre europeo. Se alle prossime elezioni europee si va con risultati di governo balbettanti la responsabilità non ce l’avranno né Grillo, né Berlusconi, la responsabilità cadrà tutta in toto in testa al Pd.

Noi tra 15 anni dobbiamo essere la guida valoriale dell’Europa insieme alla Germania, non dobbiamo più dire non siamo come la Grecia.

Bisogna partire da un accordo alla tedesca, voce per voce, punto per punto e con i tempi stabiliti per i prossimi 12-15 mesi. Il primo punto per me è il lavoro. È finita l’era ideologica della discussione sul lavoro. Non si può discutere per 10 anni sull’articolo 18, mentre si dimezza l’attrattività degli investimenti esteri. Noi dobbiamo dire che tutti coloro che perdono il posto di lavoro, hanno diritto a un sussidio universale. O il Pd torna ad essere il partito del lavoro, o perdiamo la nostra identità. Secondo i sondaggi siamo il terzo partito tra gli operai, tra i precari e i disoccupati, non solo tra le partite Iva. Dobbiamo ragionare su questo punto. Dobbiamo entro un mese presentare un progetto di legge per semplificare le regole del lavoro e degli ammortizzatori sociali.

Dobbiamo prendere l’impegno di modificare la Bossi-Fini e introdurre lo Ius Soli. Piangere e fare grandi proclami quando ci sono stragi di nostre sorelle e nostri fratelli immigrati e poi dimenticarlo nel giro di pochi giorni è inaccettabile: dobbiamo inserire nel patto di coalizione l’eliminazione della Bossi-Fini e inserire lo ius soli.

Io sono fra quelli più prudenti ma il tema del “civil partnership”, le unioni civili lo metteremo nel patto di coalizione, che piaccia a Giovanardi o no: noi siamo il PD e su questo tema non possiamo fare finta di niente.

Riforma istituzione e della legge elettorale devono essere realizzati al più presto. Alla prossima legislatura noi non eleggiamo più 315 senatori, perché il Senato non deve più avere una funzione elettiva. I senatori alle prossime elezioni se la vedranno con i deputati. Le larghe intese devono tornare ad essere un’eccezione e non la regola. Il Senato si deve trasformare nella camera delle autonomie. L’ho chiesto ai senatori e alle senatrici del Pd capisco che non è facile fare la parte del tacchino che chiede che il Natale non sia anticipato, ma trasformare il Senato è uno straordinario passo avanti.

Che la legge elettorale garantisca la stabilità non è sempre vero. Il problema è se la classe politica vuole farla o no. Entro la fine di gennaio o la legge c’è o classe politica si faccia da parte. Diamo per buono il Natale ma o entro fine gennaio si approva alla Camera la riforma o la politica perde la faccia . La regola su cui basare la legge elettorale è semplice: chi vince governa per 5 anni.

In modo provocatorio Grillo dice rinuncia ai 40 milioni di rimborsi. Lo dico ioBeppe firma qua: caro Grillo hai 160 parlamentari decisivi per fare le riforme. Io sono disponibile a rinunciare ai 40 milioni del prossimo anno se tu ti impegni per superare il Senato, abolire le Province e sulla legge elettorale. Ci stai a giocare in modo pulito e trasparente senza accordi senza patti? Se sei disponibile, il Pd è davanti a te e non dietro. Se ci stai, si fa. Se noi ci stai, sei per l’ennesima volta un chiacchierone e l’espressione buffone vale per te.

Ci attende un impegno straordinariamente difficile. Il percorso che comincia oggi è destinato a cambiare l’Italia. Buona strada a tutti noi.

Mi sono evidenti i miei limiti personali, in alcuni casi caratteriali ma sono consapevole di svolgere un ruolo insieme. Il Pd deve guidare la carretta e non inseguirla: se lo facciamo l’Italia giocherà non in difesa ma andando all’attacco. Sarà difficile ma anche straordinariamente bello impegnarsi per cambiare l’Italia.

http://www.partitodemocratico.it/doc/263381/renzi-la-strada-del-cambiamento.htm

http://www.youdem.tv/doc/263383/renzi-il-fine-di-un-partito-non-il-governo-ma-il-miglioramento-della-vita-delle-persone.htm


Per un partito che sappia governare – Fabrizio Barca

 

 

 

pubblicato in: Senza categoria il 13 dicembre 2013 da

Strumenti di lavoro, persone e relazioni,
visione e metodo

La gravità della situazione economica e sociale si manifesta in tensioni e in un clima cupo. Che tornano a incontrare la tentazione del “cesarismo”, come se la causa del pantano italiano fosse un deficit di potere dei governanti e non invece un deficit di visione, partecipazione e attuazione. Restano cosi inascoltate le idee e persino l’ottimismo di forze del lavoro, imprenditoriali e associative impegnate nei territori in modo aperto verso l’esterno.

Eppure dalla partecipazione ampia all’elezione del Segretario del Pd (nonostante l’anno terribile) è venuto un segnale forte di voglia di rinnovamento radicale. Il cambio di giocatori e la frattura generazionale promessi e poi avviati da Matteo Renzi, così come i segnali di novità di una parte dei gruppi dirigenti territoriali del Pd, sono un’occasione da cogliere.

Per farlo dobbiamo tutti impegnarci a ricostruire il Pd. Per farne uno strumento della società, che elabori una visione di sinistra del futuro, raccogliendo le “idee per cambiare il mondo” che il paese pure esprime, e che sviluppi e pratichi un metodo moderno di partecipazione e mobilitazione delle conoscenze e di verifica e pressione sull’azione pubblica. Lo si chiami partito-pensante, partito-ospitale o partito-palestra, è solo così che si coltiveranno i sentimenti, matureranno le soluzioni, si formerà una squadra in grado di vincere, non solo le elezioni, ma la battaglia per cambiare il paese.

Ho scritto e discusso per mesi dei valori di sinistra e del metodo che ci servono per ricostruire. Ora si tratta di praticare queste idee. Lo si deve e può fare partendo “dal basso”: per l’urgenza e gravità di molte questioni territoriali e per la capacità di cambiamento manifestata dai gruppi dirigenti di alcuni luoghi. È con questa idea in testa che ho lanciato il progetto “Luoghi idea(li)” per promuovere i prototipi di un nuovo Pd.

È un modo per riprendere il futuro nelle nostre mani, favorendo, non aspettando, il rinnovamento nazionale. Il nostro documento descrive le motivazioni e gli strumenti di questo progetto.

Documenti:

Post a tema

  1. Prima il partito

 

http://www.fabriziobarca.it


Aborto e diritti delle donne Il Pd sotto accusa a Strasburgo

 

 

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Di Umberto De Giovannangeli

13 dicembre 2013
 
Sconcerto. Imbarazzo. Richiesta di chiarimenti. Comunque, un caso. Tanto più significativo per le tematiche che ne sono al centro, per la sede in cui si è consumato, per la data, altamente simbolica, in cui è avvenuto. I chiarimenti intervenuti hanno placato, ma solo in parte, la «bufera» che ha investito il gruppo S&D al Parlamento europeo. Una «bufera» che ha visto al suo centro la delegazione dei Democratici. È il caso delle 6 astensioni.

IL CONFRONTO
Ho solo difeso la legge nazionale di David Sassoli
Astenersi? È stato un errore di Roberta Agostini
Abbiamo difeso la 194 di Patrizia Toia e Silvia Costa

Questa la storia. Nella giornata internazionale per i diritti umani, 65° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. l’Europarlamento, in seduta plenaria a Strasburgo, doveva pronunciarsi sul Report on Sexual and Reproductive Health Rights, firmato dall’europarlamentare socialista portoghese Edite Estrela. Un parto difficile, preceduto da discussioni e ritocchi, ma alla fine approda in Aula un testo che avrebbe impegnato gli Stati membri a fare di più per la salvaguardia dei diritti riproduttivi e l’autonomia delle donne, su questioni come la contraccezione, l’accesso all’interruzione di gravidanza, la diffusione di malattie sessualmente trasmissibili e l’educazione sessuale, ma anche nella lotta contro l’omofobia.

COLPO DI MANO
Nel gruppo dei Socialisti e Democratici, una delle grandi famiglie politiche europee, si confrontano sensibilità culturali ed esperienze diverse. L’ultima stesura del «rapporto-Estrela», sembrava una sintesi soddisfacente tra le varie ispirazioni. Sembrava, perché ecco scattare il «pasticciaccio». Al suo posto, infatti, viene approvata la proposta restrittiva dei popolari, che lascia ampi margini ai singoli Stati. Il nuovo testo prevede che «la formulazione e l’applicazione delle politiche in materia di salute sessuale e riproduttiva e relativi diritti nonché in materia di educazione sessuale nelle scuole sia di competenza degli Stati membri». Lo scarto è esiguo: 334 voti a favore, 327 contrari e 35 astenuti. Per determinare questo risultato sono stati decisivi gli assenti e gli astenuti, e tra gli astenuti, finiscono per avere un peso rilevante, non solo per il dato numerico ma per la valenza politica, i sei europarlamentari italiani che fanno parte dei socialisti e democratici (S&D) e che non hanno seguito le indicazioni del gruppo, che era contrario alla mozione dei popolari poi passata: si tratta di Silvia Costa, Franco Frigo, Mario Pirillo, Vittorio Prodi, David Sassoli e Patrizia Toia. 

 
La richiesta di chiarimento scatta immediata. Tanto più che, secondo fonti bene informate, i 6 astenuti non avrebbero informato della loro scelta né il gruppo né la delegazione Pd. Di certo, il caso non è passato sotto silenzio. Il presidente del gruppo S&D, Hannes Swoboda, ha inviato una lettera molto dura per censurare la scelta compiuta. E toni accesi hanno caratterizzato anche la riunione del bureau dei Socialisti e Democratici, protrattosi per oltre un’ora. 

A rendere ancora più bruciante la ferita, è la lettura che la stampa europea, a cominciare dall’autorevole Le Monde, ha dato del voto di Strasburgo: una vittoria delle destre. Una vittoria, rimarca il quotidiano francese, avvenuta su questioni di straordinaria rilevanza, come quelle al centro del rapporto-Estrela. «Hanno vinto le posizioni clericali», si lascia andare un europarlamentare francese; altri, più avvezzi alle cose interne italiane fanno notare, con un po’ di malignità, che gli astenuti sono «un po’ renziani…». Durissima la presa di posizione di Estrela: «I conservatori, unendosi con la destra estrema, hanno aperto un fronte contro i diritti fondamentali di dignità, libertà, uguaglianza e non discriminazione», rimarca l’europarlamentare socialista secondo la quale l’accesso alla contraccezione, all’educazione sessuale, alla sanità e alla pianificazione familiare aiutano concretamente le donne a scegliere quando avere un figlio, riducono le gravidanze in età adolescenziale e aumentano l’istruzione femminile. 

Purtroppo, le astensioni di 7 esponenti di S&D (sei gli italiani) sono risultate decisive per questo risultato. L’europarlamentare portoghese bolla come «vergogna» il voto dell’Aula, e dure sono anche le prese di posizione di molte associazioni, tra cui l’European women lobby, l’European parliamentary forum on population and development, Amnesty International. Ma l’irritazione è data soprattutto dal metodo scelto: i più critici, nella famiglia socialista, rimarcano il fatto che gli astenuti Democratici non avevano mai espresso questa intenzione nelle riunioni di gruppo o di delegazione, facendo trovare gli altri colleghi di fronte al fatto compiuto. E c’è chi mette in evidenza come, su questioni di coscienza, era possibile eccepire su quei punti ritenuti «estremi» del rapporto-Estrela. 

Riflette in proposito Roberto Gualtieri, tra gli europarlamentari più attivi: «Si è trattato di un errore politico – dice a l’Unità – non solo merito ma anche nel metodo, per il modo in cui questa posizione si è espressa. Avrebbero potuto legittimamente presentare emendamenti soppressivi alla risoluzione dei progressisti, invece di contribuire all’affermazione del testo alternativo delle destre. Inoltre – aggiunge – sarebbe stato opportuno discuterne nel gruppo».

 
http://www.unita.it/italia/aborto-diritti-donne-pd-strasburgo-testo-restrittivo-gruppo-europeo-popolari-astensioni-renziani-1.539640?page=1

Gianni Cuperlo accetta la candidatura a presidente dell’Assemblea Pd

 

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Gianni Cuperlo ha accettato la proposta, avanzatagli dal neosegretario del Pd Matteo Renzi, di ricoprire l’incarico di presidente dell’Assemblea nazionale del Pd. L’elezione di Cuperlo sarà formalizzata domenica, durante la prima riunione dell’Assemblea dei delegati del Pd, che proclamerà ufficialmente Matteo Renzi segretario del Pd.

Molti i commenti positivi alla notizia della decisione di Cuperlo. Tra i primi, Gianni Pittella,  anche lui tra gli sfidanti per la leadership del Pd, ha affermato “Bravo Gianni ad accettare la presidenza. Ora lavoriamo tutti insieme per un nuovo Pd”. “Le sfide e le responsabilità di fronte al Paese sono tali – ha aggiunto – che non possiamo permetterci divisioni”.

Per Ermete Realacci, sostenitore di Renzi alle primarie dell’8 dicembre, quella di Cuperlo presidente del Partito “è una buona notizia per il Pd. Dopo la straordinaria partecipazione delle primarie e il successo oltre ogni aspettativa ottenuto da Matteo Renzi, il Partito Democratico e’ oggi più forte e deve raccogliere le tante energie mobilitate e tornare a parlare all’Italia per affrontare la crisi e nutrire la speranza”.

Tra i sostenitori dell’ex responsabile del Centro studi del Pd, Stefano Fassina ha commentato: “La disponibilità di Gianni Cuperlo a fare il presidente del Pd è un’ottima notizia. Ancora una volta, Gianni compie una scelta di responsabilità nell’interesse di tutti.

Grazie Gianni. Buon lavoro a tutti noi”.

 

http://www.partitodemocratico.it/doc/263356/gianni-cuperlo-accetta-la-candidatura-a-presidente-dellassemblea-pd.htm


Assemblea nazionale – Milano Congressi, 15 dicembre 2013

Assemblea nazionale - Milano Congressi, 15 dicembre 2013

Assemblea nazionale
Milano Congressi, 15 dicembre 2013 – Nota Logistica e lista dei delegati. Inizio lavori alle 10:30, chiusura alle 17:00

La lista dei delegati all’Assemblea nazionale del Pd, eletti con le primarie dell’8 dicembre.


12 Dicembre – IL NUOVO PIANO CASA

12 Dicembre - IL NUOVO PIANO CASA