Aborto e diritti delle donne Il Pd sotto accusa a Strasburgo

 

 

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Di Umberto De Giovannangeli

13 dicembre 2013
 
Sconcerto. Imbarazzo. Richiesta di chiarimenti. Comunque, un caso. Tanto più significativo per le tematiche che ne sono al centro, per la sede in cui si è consumato, per la data, altamente simbolica, in cui è avvenuto. I chiarimenti intervenuti hanno placato, ma solo in parte, la «bufera» che ha investito il gruppo S&D al Parlamento europeo. Una «bufera» che ha visto al suo centro la delegazione dei Democratici. È il caso delle 6 astensioni.

IL CONFRONTO
Ho solo difeso la legge nazionale di David Sassoli
Astenersi? È stato un errore di Roberta Agostini
Abbiamo difeso la 194 di Patrizia Toia e Silvia Costa

Questa la storia. Nella giornata internazionale per i diritti umani, 65° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. l’Europarlamento, in seduta plenaria a Strasburgo, doveva pronunciarsi sul Report on Sexual and Reproductive Health Rights, firmato dall’europarlamentare socialista portoghese Edite Estrela. Un parto difficile, preceduto da discussioni e ritocchi, ma alla fine approda in Aula un testo che avrebbe impegnato gli Stati membri a fare di più per la salvaguardia dei diritti riproduttivi e l’autonomia delle donne, su questioni come la contraccezione, l’accesso all’interruzione di gravidanza, la diffusione di malattie sessualmente trasmissibili e l’educazione sessuale, ma anche nella lotta contro l’omofobia.

COLPO DI MANO
Nel gruppo dei Socialisti e Democratici, una delle grandi famiglie politiche europee, si confrontano sensibilità culturali ed esperienze diverse. L’ultima stesura del «rapporto-Estrela», sembrava una sintesi soddisfacente tra le varie ispirazioni. Sembrava, perché ecco scattare il «pasticciaccio». Al suo posto, infatti, viene approvata la proposta restrittiva dei popolari, che lascia ampi margini ai singoli Stati. Il nuovo testo prevede che «la formulazione e l’applicazione delle politiche in materia di salute sessuale e riproduttiva e relativi diritti nonché in materia di educazione sessuale nelle scuole sia di competenza degli Stati membri». Lo scarto è esiguo: 334 voti a favore, 327 contrari e 35 astenuti. Per determinare questo risultato sono stati decisivi gli assenti e gli astenuti, e tra gli astenuti, finiscono per avere un peso rilevante, non solo per il dato numerico ma per la valenza politica, i sei europarlamentari italiani che fanno parte dei socialisti e democratici (S&D) e che non hanno seguito le indicazioni del gruppo, che era contrario alla mozione dei popolari poi passata: si tratta di Silvia Costa, Franco Frigo, Mario Pirillo, Vittorio Prodi, David Sassoli e Patrizia Toia. 

 
La richiesta di chiarimento scatta immediata. Tanto più che, secondo fonti bene informate, i 6 astenuti non avrebbero informato della loro scelta né il gruppo né la delegazione Pd. Di certo, il caso non è passato sotto silenzio. Il presidente del gruppo S&D, Hannes Swoboda, ha inviato una lettera molto dura per censurare la scelta compiuta. E toni accesi hanno caratterizzato anche la riunione del bureau dei Socialisti e Democratici, protrattosi per oltre un’ora. 

A rendere ancora più bruciante la ferita, è la lettura che la stampa europea, a cominciare dall’autorevole Le Monde, ha dato del voto di Strasburgo: una vittoria delle destre. Una vittoria, rimarca il quotidiano francese, avvenuta su questioni di straordinaria rilevanza, come quelle al centro del rapporto-Estrela. «Hanno vinto le posizioni clericali», si lascia andare un europarlamentare francese; altri, più avvezzi alle cose interne italiane fanno notare, con un po’ di malignità, che gli astenuti sono «un po’ renziani…». Durissima la presa di posizione di Estrela: «I conservatori, unendosi con la destra estrema, hanno aperto un fronte contro i diritti fondamentali di dignità, libertà, uguaglianza e non discriminazione», rimarca l’europarlamentare socialista secondo la quale l’accesso alla contraccezione, all’educazione sessuale, alla sanità e alla pianificazione familiare aiutano concretamente le donne a scegliere quando avere un figlio, riducono le gravidanze in età adolescenziale e aumentano l’istruzione femminile. 

Purtroppo, le astensioni di 7 esponenti di S&D (sei gli italiani) sono risultate decisive per questo risultato. L’europarlamentare portoghese bolla come «vergogna» il voto dell’Aula, e dure sono anche le prese di posizione di molte associazioni, tra cui l’European women lobby, l’European parliamentary forum on population and development, Amnesty International. Ma l’irritazione è data soprattutto dal metodo scelto: i più critici, nella famiglia socialista, rimarcano il fatto che gli astenuti Democratici non avevano mai espresso questa intenzione nelle riunioni di gruppo o di delegazione, facendo trovare gli altri colleghi di fronte al fatto compiuto. E c’è chi mette in evidenza come, su questioni di coscienza, era possibile eccepire su quei punti ritenuti «estremi» del rapporto-Estrela. 

Riflette in proposito Roberto Gualtieri, tra gli europarlamentari più attivi: «Si è trattato di un errore politico – dice a l’Unità – non solo merito ma anche nel metodo, per il modo in cui questa posizione si è espressa. Avrebbero potuto legittimamente presentare emendamenti soppressivi alla risoluzione dei progressisti, invece di contribuire all’affermazione del testo alternativo delle destre. Inoltre – aggiunge – sarebbe stato opportuno discuterne nel gruppo».

 
http://www.unita.it/italia/aborto-diritti-donne-pd-strasburgo-testo-restrittivo-gruppo-europeo-popolari-astensioni-renziani-1.539640?page=1


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