Porcellum VS Italicum, come cambia il Parlamento

 

 

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Porcellum VS Italicum, come cambia il Parlamento

di Michele Giammarroni

Abbiamo pubblicato nei giorni scorsi una presentazione della proposta bipartisan per la riforma della legge elettorale e ne abbiamo analizzato i tratti salienti. Ma se nel 2013 avessimo votato con la nuova legge, cosa sarebbe accaduto?

Siamo ben consapevoli dei rischi di un esercizio come questo, che è e rimane puramente matematico, e che viene applicato ai risultati elettorali derivanti dall’attuale sistema elettorale.
E’ di per se evidente che in presenza di una legge differente finirebbero per essere dissimili anche le campagne elettorali di ciascun partito, ed in ultima analisi la percezione dei cittadini rispetto alle scelte di voto.
Al contempo ci sembra utile proporre un raffronto fra i risultati reali e quelli ipotetici, per tracciare alcune considerazioni riguardo gli obiettivi espliciti del sistema così detto “Italicum”.

Fra le varie proiezioni abbiamo scelto come base quella stilata da Francesco Anania per Termometro Politico, considerando in ogni caso che in mancanza dei meccanismi di ridivisione dei resti i calcoli s’intendono come indicativi e che gli altri articoli sul tema convergono in sostanza con i dati qui esposti.

Iniziamo dallo stato dell’arte: le elezioni del 2013 ci hanno regalato il parlamento sintetizzato nelle due immagini sottostanti. Come appunto, sottile ma importante, facciamo notare che i numeri sono quelli della proclamazione, senza i vari travasi e spostamenti in corso di legislatura. Analizziamo dunque il dato “puro”, numerico, del risultato elettorale.

elezioni 2013

Applicando il nuovo modello di distribuzione ai risultati numerici ottenuti da ciascuna forza politica (i risultati ufficiali sono pubblicati sul sito del Ministero degli Interni) si ottiene un risultato non sufficiente al conseguimento del premio di maggioranza da parte di alcun partito o gruppo di partiti al primo turno.
Secondo le nuove regole, quindi, si dovrebbe procedere ad un secondo turno di ballottaggio.
Di seguito vengono proposti i due scenari principali con le possibili vittorie di Centrodestra e Centrosinistra.

 

 

Schermata 2014-01-23 alle 17.45.40

LA COMPARAZIONE:

Il primo dato che salta all’occhio è il calo nei seggi assegnati al primo partito, qualunque esso sia.
Si passa infatti dai 345 seggi del PD “reale” ai 327-328 ipotetici, con un calo di quasi venti seggi; questo dato è dovuto al limitato premio di maggioranza, che con la nuova formulazione garantirebbe una percentuale fra il 53 ed il 55%, rispetto a quella più ampia prevista dal testo attuale.

Diverso il discorso per il secondo ed il terzo partito, che dalla nuova legge potrebbero trarre alcuni benefici: a seguito di una ipotetica vittoria del Partito Democratico, infatti, il centrodestra avrebbe 10 deputati in più ed anche il Movimento 5 Stelle si ritroverebbe con 119 seggi contro i 109 attuali.

Analizzando la somma dei seggi dei primi partiti è interessante notare come, nelle elezioni reali, quelli di PD e PDL fossero 470, e con l’aggiunta del M5S si arrivasse a quota 579.
Con la nuova distribuzione la prima somma ammonterebbe a 462 e la seconda a 581.
Ancora una volta la differenza la farebbero i seggi “tolti” al vincitore, a favore del secondo e del terzo, con il numero finale di seggi occupati dalle prime tre forze praticamente invariato.

In tema di governabilità la somma dei seggi del secondo e del terzo partito, attualmente a quota 234, salirebbe a 254, mentre la somma di tutti e tre i partiti di minoranza porterebbe le opposizioni a 294 (oggi 281) seggi, con la possibilità di sfondare quota 300 grazie ai partiti minori.
Lo scarto, dunque, fra il partito di governo e gli altri sarebbe di 45 seggi nel caso peggiore, ovvero se tutti gli altri partiti decidessero di coalizzarsi contro il vincitore delle elezioni.

COSA CAMBIA:

La differenza più sostanziosa rispetto al sistema attuale sembrerebbe riguardare non tanto il numero di seggi di ciascun partito, quanto piuttosto il numero di partiti presenti in parlamento.
Al netto di tutte le distorsioni che una proiezione del genere porta con se, potrebbero essere rappresentate alla Camera dei Deputati solo quattro formazioni principali, con una presenza marginale di altri partiti, principalmente legati alle regioni a statuto speciale ed ai collegi esteri.

Chi ci rimette, dunque?

Per assurdo potrebbe sembrare che il primo partito colpito dalla riforma sia proprio quello che vincerà le elezioni, d’altra parte bisogna tener conto dell’impostazione molto dura della Consulta che ha di fatto impedito ogni ipotesi di premio di maggioranza che andasse oltre le soglie decise in questi giorni.
Inoltre, agendo in un unica aula dopo l’abolizione del Senato, la maggioranza potrà muoversi come un’unità più coesa, anche grazie alla formazione di un unico gruppo parlamentare.

In seconda battuta soffriranno gli “altri”, ovvero le liste minori a partire da Scelta Civica/UDC, che nella proiezione perderebbe un sesto dei propri rappresentanti. Lega Nord e SEL secondo le nuove regole rimarrebbero fuori dal parlamento anche in caso di coalizione con altri, rispettivamente con il 4% ed il 3,2%.

 

LA LEGGE RAGGIUNGE GLI OBIETTIVI?

L’idea di partenza del modello “Italicum” è un sistema bipolare, basato sull’alternanza e che punta a cicli di governo lunghi, con legislature di durata quinquennale nella maggior parte dei casi.

Mentre il primo punto sembra essere stato raggiunto, grazie alle soglie di sbarramento, il secondo può dirsi avvicinato rispetto a prima, ma con riserve.
La combinazione fra la tanto desiderata governabilità e le imposizioni della recente sentenza della Consulta produce un margine di maggioranza potenzialmente comodo, anche nel caso in cui le opposizioni decidessero di unire gli sforzi per far cadere il Governo in carica; potenzialmente le altre forze potrebbero mettere in crisi un Governo solo unendosi tutte in una potente minoranza, forte di oltre 300 parlamentari.

La vera garanzia della stabilità futura in verità risiede nell’eliminazione del Senato, aula in cui, anche con le nuove regole, la quota di maggioranza potrebbe essere di una decina di seggi, esponendo il Governo agli stessi faticosi sforzi affrontati fino ad oggi.
Con il superamento del bicameralismo, invece, si prospetta una maggiore serenità, pur nel quadro turbolento a cui ci ha abituato la nostra politica.

 

http://www.associazioneares.it/wordpress/porcellum-vs-italicum-come-cambia-il-parlamento/

 

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