GIA’ ESONERATI, OGGI ANCHE ESODATI, MA DOMANI E’ UN ALTRO GIORNO! – di avv. B. Nordio

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Il tema visto da fuori è surreale e quasi comico.

Nel 2008 il legislatore statale italiano (art. 72 del D.L. n.112/2008 convertito con modificazioni dalla legge n.133/2008), potremmo dire allo scopo della spendig review, concedeva la possibilità ai dipendenti delle pubbliche amministrazioni statali di chiedere ed ottenere l’esonero dal servizio (stare a casa dal lavoro) con la retribuzione garantita del 50% (70% per chi avesse svolto attività di volontariato) purché i richiedenti si trovassero al momento della domanda nel corso del quinquennio antecedente la data di collocamento a riposo per raggiungimento dell’anzianità massima contributiva (5 anni prima della pensione).

Alcune Regioni italiane, tra cui il Veneto (ma anche Valle d’Aosta, Piemonte, Friuli Venezia Giulia, Abruzzo, Molise ed altre ancora), recependo l’indirizzo di matrice statale, decidevano, con legge regionale (per il Veneto l‘art. 43 della L.R. Veneto n.11/2010), di concedere ai loro dipendenti lo stesso trattamento degli statali e così consentendo l’esonero dal servizio purché fossero maturati 35 anni di contributi.

Un paio di precisazioni: coloro che presentavano la domanda di esonero non potevano più revocarla (c.d. domanda irrevocabile, in pratica non si poteva cambiare idea), rimanendo gli ultimi 5 anni astrattamente in servizio ma di fatto a casa ed in attesa del provvedimento di definitivo congedo (la pensione!!); la copertura massima del periodo di esonero era di 5 anni dal momento della quiescenza dal servizio (esonero).

Molti sono stati i dipendenti della pubbliche amministrazioni, sia dello Stato, sia delle varie Regioni, che hanno presentato la domanda di esonero dal servizio e tutte le domande presentate entro i termini previsti e contenenti i presupposti richiesti dalla legge (la maturazione dei 35 anni di servizio) sono state accolte.

Il 16 novembre 2011 è nominata Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali con delega alle Pari Opportunità del governo Monti(nella storia della Repubblica italiana è la seconda donna, dopo Tina Anselmi, a presiedere tale ministero) Elsa Fornero, la quale di lì a breve (precisamente 18 giorni dopo l’insediamento presenta il disegno che il 4 dicembre diventa decreto legge), nell’ambito del decreto c.d. “Salva-Italia” (D.L. n.201/2011), cambia (stravolge) il sistema pensionistico italiano.

Oltre che l’introduzione del sistema pensionistico di tipo contributivo (e non più quello retributivo, per cui la pensione si determina sui contributi versati e non sull’ultima busta paga percepita), il Ministro decide di innalzare, con effetto immediato, l’età pensionabile portandola fino ai 67 anni di vita del lavoratore.

Tale modifica crea i c.d. esodati.

Gli esodati, come tutti sanno, sono coloro che hanno smesso di lavorare perché hanno interrotto il proprio rapporto di lavoro in conseguenza di accordi di ristrutturazione aziendale o crisi aziendali o accordi di altra natura e che non hanno ancora maturato il diritto alla pensione e che, a causa dell’innalzamento dell’età pensionabile, dovranno aspettare ancora mesi se non anni (secondo i casi) prima di poter accedere al trattamento pensionistico. È dunque un sottoinsieme di disoccupati, per lo più over 50, che si trova senza stipendio per lunghi periodi. Esodato è diventato sinonimo di persona in grandi difficoltà economiche, adulta, spesso con carichi di famiglia e magari un mutuo da pagare!

Il Ministro Fornero decide anche di abrogare la legge istitutiva dell’esonero dal servizio, ma allora gli esonerati dal servizio (che ATTENZIONE non sono gli esodati) che fine fanno?

Per gli esonerati dal servizio viene prevista una clausola di salvaguardia per cui è riconosciuto loro il diritto di avvalersi della normativa e delle regole antecedenti a quelle approvate con il predetto decreto Salva-Italia (art. 24, comma 14, lett. e), ossia il diritto di andare in pensione con 40 anni di servizio e con il vecchio sistema retributivo, senza quindi l’innalzamento dell’età pensionabile.

Ma alcune questioni rimangono irrisolte.

La prima è legata ai vincoli di bilancio e di spesa pubblica per cui il vecchio sistema viene esteso nel limite di un capitolo di spesa predeterminato (con il concreto rischio, quindi, che non copra tutti i lavoratori in esonero e salvaguardati).

La seconda questione è legata al fatto che il vecchio sistema pensionistico si applica solo “ai lavoratori che alla data del 4 dicembre 2011 hanno in corso l’istituto dell’esonero dal servizio”.

La terza questione, infine, è che la salvaguardia (il vecchio sistema pensionistico) vale solo per i lavoratori in esonero dal servizio di “rango” statale e non anche per quelli regionali (né quelli delle ULSS!).

In definitiva restano esclusi i lavoratori delle Regioni (e delle ULSS) nonché coloro che hanno presentato la domanda (che è irrevocabile) ma che non sono stati collocati in esonero il 4 dicembre.

Per queste due categorie il risultato è stato che l’esonero dal servizio non durerà più 5 anni, ma durerà 8 se non anche 10 anni e che la paga sarà al 50%, sempre che non si debba ritenere che dopo 5 anni l’esonero comunque finisce con l’ulteriore risultato che l’esonerato diventerà a tutti gli effetti un esodato.

Tale distorta previsione legislativa (clausola di salvaguardia) ha creato evidenti malumori e contenzioso in tutte le Regioni, stante l’irragionevole disparità di trattamento e l’evidente violazione del principio di uguaglianza sostanziale (di cui all’art. 3, comma 2, Cost.) subito dalle categorie di lavoratori esclusi.

Per fortuna il mal di pancia degli esonerati (oggi esodati) ha spinto il legislatore a mettere una pezza (art. 5 bis del D.L. n.102/2013 convertito con modificazioni dalla legge n.124/2013): la previsione di norma di interpretazione autentica che ha interpretato, appunto, la precedente legge (decreto Salva Italia) nel senso che tra i salvaguardati sono “compresi i dipendenti delle regioni, delle aziende sanitarie locali … che alla data del 4 dicembre 2011 hanno in corso l’istituto dell’esonero dal servizio”.

Sempre la predetta norma interpretativa ha stabilito che “l’istituto dell’esonero si considera comunque in corso qualora il provvedimento di concessione sia stato emanato a seguito di domande presentate prima del 4 dicembre 2011”.

In definitiva il legislatore avrebbe (ha) risolto la seconda e terza questione, ma resta da capire che sorte avrà la prima questione ossia se vi sono quelle risorse disponibili a copertura del vecchio sistema pensionistico in favore degli esonerati.

Ma domani è un altro giorno!



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