Città metropolitane, riforma necessaria

 

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di Graziano Delrio,  pubblicato il 7 febbraio 2014
Se il nostro Paese manca di competitività una delle ragioni è nell`assetto istituzionale superato contro cui si scontra la capacità di reagire e di investire della società. Questo accade in modo vistoso nelle aree in cui si concentrano le migliore energie: le aree urbane. Proprio là dove il Paese ha le maggiori risorse – fintanto che resistono – cioè imprese, università, creatività, popolazione, nodi infrastrutturali, là l`impotenza si sente in modo più amaro.
Con tutta la buona volontà delle istituzioni locali e del virtuoso tessuto sociale italiano, pur avendone le potenzialità Milano non riesce a competere con Francoforte, né Roma con Parigi, e Marsiglia e Lione sembrano su un altro pianeta rispetto alle nostre Genova e Napoli.
Sono trent`anni che sí discute della riforma delle città metropolitane e in queste settimane, con il voto al Senato, c`è la possibilità di farla decollare.
In questi ultimi due anni e ultimi mesi i sindaci di Milano, Torino, Genova, Bologna, Firenze e altri ancora hanno costruito con le imprese, le università, le professioni, il mondo del welfare, e insieme a comuni ed enti della province, proposte strategiche per il loro futuro: reti di trasporto integrate e più efficaci, pianificazioni di area vasta a lungo termine, ripensamento del welfare, investimento nell`innovazione.
Queste progettazioni servirebbero a cicatrizzare le ferite profonde della crisi e, insieme alla disponibilità di Programmi operativi nazionali dei Fondi europei nel 2014-2020, a dare slancio a una ripartenza del Paese? Io penso di sì. Penso che dobbiamo, oggi, fare questa scommessa. Ogni giorno che si aspetta, è un giorno di ritardo. Per giocarla, occorre sciogliere i blocchi nevralgici dovuti all`assetto istituzionale.
Via le Province, mantenendo per ora solo minime organizzazioni di area vasta governate da sindaci: sono 86 le Province a statuto ordinario, il destino di quelle nelle regioni a statuto straordinario non dipende dallo Stato. Se non si approva la legge a maggio, 60 di queste andranno al voto. Forte impulso ai sindaci a lavorare insieme, oltre i confini dei comuni, per le aree vaste, con le Regioni.
Nove città metropolitane più Roma Capitale e con il congelamento di Reggio Calabria finché non si risolve il commissariamento del capoluogo e non va a scadenza naturale la provincia. La Città Metropolitana, fatta da capoluogo e comuni, viene governata a titolo gratuito da sindaci e consiglieri: un ente rafforzato, con poteri ben definiti e risorse, e che spezzi la tradizione italiana dei poteri in competizione per i poteri in cooperazione.
Certamente la riforma che abbiamo proposto si basa moltissimo sulle capacità che le autonomie sanno esprimere. Una volta date le chiavi in mano alle Città metropolitane, tocca a loro mettersi in gioco.
Nessuno può vincere un Nobel per legge. In Europa le aree metropolitane sono tutt`altro che poche: sono diverse decine, diversamente da quello che si dice, e la Francia sta approvando per legge 14 nuove aree metropolitane, nove nasceranno in Portogallo. E` questa la direzione verso cui ci si sta muovendo se si guarda avanti. Dare la possibilità di correre ad aree del Paese specificamente votate, con più di un milione di abitanti, e vincolandole a leggi specifiche, è una scelta che il nostro Parlamento valuta.
Ma tutto in una visione ribaltata, nuova: al centro non c`è il potere di veto, bensì l`efficacia e l`efficienza dei servizi, la semplificazione della vita per le imprese, le famiglie – e i cittadini, l`ambizione di stare in Europa con città di altissimo livello sotto tutti gli aspetti.
Questo è l`obiettivo della legge che per conto del governo sto portando avanti, che la Camera ha approvato e che il Senato sta esaminando e può, se vuole, migliorare.
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Green New Deal, la soluzione

 

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Green New Deal, la soluzione

di GIORGIO AIRAUDO   08 Febbraio 2014
Una grande opera di manutenzione e tutela dell’ambiente e del territorio di iniziativa e gestione statale secondo il modello sperimentato tra le due guerre, per il rilancio dell’occupazione L’ennesima voce autorevole che racconta invano ai decisori come si dovrebbe lavorare per uscire dalla crisi. Ma hanno le orecchie tappate, od occupate da tintinii.. 
Come scritto da Luciano Gal­lino nel suo libro Il colpo di Stato di ban­che e governi. L’attacco alla demo­cra­zia in Europa (Einaudi 2013), esi­stono quat­tro vie per creare occu­pa­zione: la prima quando sono rea­liz­zate grandi inven­zioni come acca­duto con l’avvento dell’automobile o con l’innovazione tec­no­lo­gica; la seconda quando vi è un aumento di spesa pub­blica per la rea­liz­za­zione di grandi opere o la spesa in arma­menti; la terza mediante la crea­zione diretta di posti di lavoro da parte dello Stato; la quarta attra­verso poli­ti­che fiscali per incen­ti­vare le assun­zioni o sti­mo­lare i con­sumi. Pur­troppo la prima strada nel con­te­sto odierno non è attuale; la quarta strada, quella delle poli­ti­che fiscali si è dimo­strata sovra­sti­mata, e, in ogni caso, non ha pro­dotto i bene­fici spe­rati; la seconda strada ha dimo­strato di essere effi­cace, ma c’è da augu­rarsi che ven­gano sem­pre più ridotti gli inve­sti­menti nell’industria bellica.

La terza strada, quella che vede lo Stato come datore di lavoro di ultima istanza, ha base teo­ri­che molto appro­fon­dite ed è in grado di creare occu­pa­zione in tempi rapidi, anche in una situa­zione di recessione.

La nostra pro­po­sta indi­vi­dua una solu­zione alla disoc­cu­pa­zione indi­cando lo Stato come datore di lavoro di ultima istanza attra­verso la crea­zione di un Pro­gramma nazio­nale spe­ri­men­tale di inter­venti pub­blici. L’obbiettivo che ci pro­po­niamo e di creare almeno 1,5 milioni di posti di lavoro, soste­nendo un occu­pa­zione pro­dut­tiva e un lavoro digni­toso. Il Green New Dealdovrebbe essere rea­liz­zato da tutte le ammi­ni­stra­zioni dello Stato e dagli enti locali per rea­liz­zare inter­venti nei set­tori della pro­te­zione del ter­ri­to­rio, per pre­ve­nire e con­tra­stare il dis­se­sto idro­geo­lo­gico; per boni­fi­care e riqua­li­fi­care tutte le aree del ter­ri­to­rio nazio­nale; per recu­pe­rare, met­tere in sicu­rezza e valo­riz­zare edi­fici sco­la­stici, ospe­dali, asili nido pub­blici e il patri­mo­nio immo­bi­liare pub­blico da desti­nare a prima casa e ini­zia­tive di cohu­sing e cowor­king; per incre­men­tare l’efficienza ener­ge­tica e ridurre i con­sumi per gli uffici pub­blici; per recu­pe­rare e valo­riz­zare il patri­mo­nio sto­rico, archi­tet­to­nico, museale archeo­lo­gico ita­liano; per recu­pe­rare dall’inquinamento fiumi, aree palu­dose, spiagge e coste, con inter­venti che pre­ven­gano i disa­stri ambien­tali ricor­renti a cui anche in que­ste set­ti­mane sono state espo­ste vaste zone del paese.

Per rea­liz­zare que­sti inter­venti, il pro­gramma si pre­figge l’obiettivo, nel trien­nio 2014–2016, di occu­pare 1,5 milioni di lavo­ra­tori tra le per­sone inoc­cu­pate, disoc­cu­pate o occu­pate in cerca di altra occu­pa­zione, qua­lora il loro red­dito sia al di sotto di 8 mila euro. In tre anni ipo­tiz­ziamo di desti­nare circa 29 miliardi di euro, recu­pe­rati pre­va­len­te­mente attra­verso il taglio per le spesa degli F35, una tassa sulle tran­sa­zioni finan­zia­rie e un uti­lizzo a nostro avviso più effi­cace delle poche risorse desti­nate al cuneo fiscale. Per creare più occu­pa­zione, i lavori creati dovreb­bero essere a ora­rio ridotto e le cate­go­rie svan­tag­giate dovreb­bero avere una prio­rità di assun­zione. Il governo ita­liano, poi dovrebbe, secondo i nostri pro­po­siti, chie­dere che non ven­gano con­si­de­rati aiuti di stato tutti gli inter­venti fina­liz­zati a com­bat­tere la disoc­cu­pa­zione. Un piano straor­di­na­rio per il lavoro, un Green New Dealper l’Italia che sia anche una pro­po­sta per un New Deal Euro­peo, per un’altra Europa capace di sosti­tuire i vin­coli di bilan­cio in costi­tu­zione con il contrasto alla disoc­cu­pa­zione e il diritto al lavoro per tutti i cit­ta­dini europei.

http://www.eddyburg.it/2014/02/green-new-deal-la-soluzione.html

CONGRESSO REGIONALE

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GIOVEDì 13 FEBBRAIO – ore 20.30 ASS. PD VENEZIA