A proposito del governo Renzi – da ORFINI

 

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Pubblicato su 15 febbraio 2014  da  

Molti mi hanno chiesto –pubblicamente e privatamente- di spiegare le scelte di questi giorni. Mi scuso per non essere riuscito a farlo prima, ma come potete immaginare sono state ore complicate. Provo a farlo adesso. Innanzitutto fatemi premettere che sono convintissimo di quanto ho fatto, ma che sono ben consapevole che le scelte mie e del Pd hanno sconcertato molti. Purtroppo in alcuni momenti capita di dover fare scelte impopolari, non  è la prima volta e non sarà l’ultima. Ma se sei convinto della bontà di quelle decisioni, non puoi che andare avanti. Non farlo per non affrontare critiche sarebbe –questo sì- vile opportunismo.

Ma veniamo al merito.

Renzi ha vinto il congresso, io non l’ho votato ma è segretario del Pd e evidentemente considerava che il governo in carica non fosse più in grado di fare cose utili al paese. Più avanti entrerò nel merito di queste valutazioni. Ma già questa posizione è un fatto di cui non si può che prendere atto: se il segretario del principale partito che sostiene il governo ha questa posizione, quel governo è finito. Punto. Non c’è spazio per un Letta bis o per continuare come se niente fosse. In direzione abbiamo votato su questo, sulla proposta di Letta di andare avanti. Al di là del posizionamento, su questo punto è bene capirsi: vista la scelta di Renzi, andare avanti non era un’opzione. L’alternativa reale è tra provare a fare un altro governo (con Renzi alla guida) e il voto. Io non credo che il voto sia la scelta giusta. Intanto perché voteremmo con la legge attuale  e quindi il giorno dopo le elezioni ci ritroveremmo esattamente nella situazione in cui siamo adesso. E poi perché ho seri dubbi che al paese –in piena crisi economica e sociale- sia utile una pausa nell’azione di governo di qualche mese per poi ricominciare da capo.

Evidentemente il passaggio è stato gestito male e in modo brutale da Renzi. Soprattutto per il modo in cui ha deteriorato il rapporto con Letta. E per gli accenti liquidatori sull’esperienza di questi mesi. Che invece va valutata con equilibrio: io ero contrario alla nascita del governo Letta. Ho riconosciuto alcuni importanti risultati soprattutto politici come la spaccatura del centrodestra. Quando Berlusconi è uscito dalla maggioranza non c’è però stato il salto di qualità che sarebbe servito. Abbiamo mille volte chiesto a Letta un’inversione di rotta sulle strategie di aggressione alla crisi, non c’è stata. Anzi, nella conferenza stampa pre-direzione ha rivendicato orgogliosamente la linea Saccomanni e di fatto risposto di no a chi –come me- chiedeva discontinuità.

Quel salto di qualità non c’è stato anche perché Letta –e non solo lui- non ha capito che senza Berlusconi occorreva un’evoluzione della natura del governo: da esecutivo di servizio a governo politico che nasceva dall’accordo –contrattato ed esplicito nei termini programmatici- tra forze politiche alternative.

Anche di questo abbiamo discusso in più occasioni (e in diverse direzioni) ma senza ottenere risposte.

Il governo Renzi avrà senso se saprà garantire questi due elementi di discontinuità, programmatica e politica. E’ esattamente questo che alcuni di noi hanno chiesto in direzione, ottenendo peraltro modifiche in tal senso al documento poi approvato a larghissima maggioranza. Vedremo se nelle prossime ore gli impegni saranno effettivamente mantenuti e valuteremo di conseguenza.

Ma veniamo ad alcune delle obiezioni che avete rivolto a me e alla minoranza.

–          Come si fa a immaginare discontinuità sulle politiche economiche con la stessa maggioranza? Non dico che sia facile, ma segnalo che in questi mesi i più spinti difensori dell’austerità non erano nel centrodestra, ma tra di noi. Letta per primo. Poi Saccomanni. Per questo credo che il punto decisivo sia nella discussione che dobbiamo fare nel Pd. Se su questo si “cambia verso” noi, lo cambierà anche il governo. Altrimenti sarà tutto inutile. Renzi che ne pensa? Ne discuteremo nelle prossime ore e lo scopriremo.

–          Basta governi non legittimati dal voto. Questa è l’obiezione che trovo davvero più assurda, anche perché spesso viene da gente che inneggia alla Costituzione. Siamo un Repubblica parlamentare, i governi li sceglie il parlamento eletto –quello sì- dai cittadini. Gli italiani lo hanno diviso in tre, una maggioranza non c’è e quindi si cerca un accordo possibile. E’ stato così per Letta, sarà così per Renzi. Piantiamola una buona volta con questo insopportabile presidenzialismo di fatto. O se proprio vogliamo ragionare così andiamo fino in fondo e facciamo il presidenzialismo come vuole Berlusconi. A me, onestamente, non parrebbe una buona idea

–          La minoranza non doveva votare a favore. E perché mai? Qual era l’alternativa? Astenersi? E che vuol dire? Votare contro? Allora dovevamo andare fino in fondo e chiedere il voto. Credo di aver spiegato fino a qui le ragioni della mia scelta. Capisco la posizione di chi dice che Renzi è brutto e cattivo e non bisogna in alcun modo aiutarlo soprattutto quando fa scelte che possono fargli pagare un prezzo. Capisco chi dice che è meglio stare a guardare aspettando il suo fallimento. Capisco un po’ meno chi lo considera un usurpatore. Diciamo che capisco quasi tutto, ma per questa linea non venite qui. Non l’ho votato, sono ancora straconvinto di tutte le ragioni per cui non l’ho votato, ma non penso per questo sia giusto essere pregiudizialmente contro. Quando non sono d’accordo con le sue scelte lo dico e cerco di contrastarle (e avviene spesso). Quando le condivido le sostengo (avviene meno). In ogni passaggio cerco di orientare la valutazione in base alle mie convinzioni e all’interesse del Pd. Non a quello di una corrente. Così ho fatto anche in direzione.

Questo è quanto. So bene che è un passaggio molto difficile, che va spiegato, che ci possono essere valutazioni molto diverse. Però fatemi dire una di quelle cose che non attirano grande simpatia: mi piacerebbe che tornassimo a discutere in modo più serio. Uscendo da questa maledetta filosofia da social network per cui tutto si riduce a mi piace/non mi piace, a una logica binaria che semplifica e radicalizza tutto. Per cui di fronte a una scelta che non si condivide si grida subito al tradimento invece di provare a capirne le ragioni. E se non le si condivide si insulta, invece di provare a convincere l’interlocutore.

Lo dico sinceramente, andando avanti così non ne usciamo. E finiremo per essere noi il problema.

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