Orfini: “Grillo, campionario di sciocchezze. E il Pd stia vicino all’Italia che fatica”

Intervista a Matteo Orfini di Umberto Rosso – La Repubblica

di Matteo Orfini,  pubblicato il 23 agosto 2014
 
Rai - trasmisione porta a porta

 

Onorevole Orfini, Grillo vuol chiedere i danni aRenziper la polemica contro i Cinquestelle sul terrorismo. 
 
«Grillo i danni li dovrebbe chiedere a quelli del suo movimento. Un campionario di schiocchezze, di figuracce. Pericolose, quando vogliono addirittura aprire il dialogo con gli jihadisti dell`Is e invece poi rifiutano di parlare col governo del loro paese». 
 
È proprio questa la scintilla che, giusto con un suo tweet su Alessandro Di Battista, ha innescato la polemica. 
 
«Mi ero limitato a registrare l`atteggiamento di un esponente di quel movimento che è il vicepresidente della Commissione Esteri della Camera. Che, vedo, insiste e persiste ogni giorno nel giustificare il terrorismo». 
 
Grillo per ritorsione tira giù la saracinesca: mai più incontri con Renzi e col Pd. 
 
«Ogni scusa è buona. Sempre così. Prima si è seduto, e poi ha fatto saltare il tavolo sulla legge elettorale. Sulla giustizia, gli abbiamo chiesto perfino un incontro preventivo, ma stesso copione: dopo il primo appuntamento, tavolo ribaltato. Vogliamo dire la verità?». 
 
Diciamola. 
 
«Grillo, dalle sue dorate vacanze, punta sullo sfascio, sul disastro del paese. Conta di lucrare voti sulla pelle di un paese che va a rotoli». 
 
Giù il sipario allora fra Pd e grillini? 
 
«Noi la porta la teniamo comunque aperta, la disponibilità del partito al confronto rimane, nonostante tutto». 
 
Ma il Pd, che lei presiede, come si prepara alla ripresa autunnale che si annuncia calda e difficile? 
 
«Il Pd va rivoluzionato. Nello stesso interesse del governo, a cui serve un partito forte. Oggi non siamo all`altezza della situazione, di quel 40 per cento elettorale».
 
Frutto più di Renzi che del partito? 
 
«Sì ma anche di un paese in profonda crisi, che si è concie aggrappato alla speranza Pd. Allora, dobbiamo allargare e aprire questo partito, scendere nel mezzo dei conflitti sociali, piuttosto che rinchiudersi e continuare a guardare al nostro interno». 
 
In caso contrario? 
 
«Il rischio che corriamo è quello del riformismo dall`alto. Che si ripeta cioè la catena di errori degli anni Novanta, all`epoca dei governi Prodi, D`Alema, Amato. Anche in quella stagione il centrosinistra ha governato, ma poi ha perso le elezioni, ed è esploso il ciclo Berlusconi». 
 
Che cosa si inceppò allora? 
 
«Evidentemente quella che governò negli anni Novanta non era “la meglio” classe dirigente. Per esempio, la precarizzazione di massa comincia allora, il ministro del Lavoro si chiamava Treu, sua la firma al pacchetto lavoro. Non era mica uno del governo Berlusconi». 
 
Che vuol dire? 
 
«In quegli anni il centrosinistra invece di sovvertire l`ordine delle cose, finì per preoccuparsi troppo e scendere a patti con l`establishment. Poi arrivò Berlusconi, che a quel punto potèpresentarsi come l`anti-sistema, e vincere a mani basse». 
 
Teme dunque un nuovo riformismo dall`alto? 
 
«Per evitarlo, chiedo al Pd a partire dall`autunno di cambiare radicalmente, stare in mezzo alla società. E di aprirsi, accogliere anche le forze che si per esempio si riconoscono nel Pse ma non ancora nel Pd». 
 
I fuoriusciti di Sel, per esempio. O un pezzo del centro “laico”. 
 
«Anche sul piano parlamentare, certo. Ma soprattutto l`apertura è sul terreno sociale». 
 
E le riforme istituzionali? 
 
«Passaggio cruciale, Renzi ha ragione. Ma l`enfasi sulle riforme strutturali come ricetta anti-recessione non mi convince. In sé non risolvono la crisi, per rilanciare la crescita abbiamo bisogno di politiche attive per lo sviluppo».
 
Fonte: La Repubblica


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